GARELLI GULP 50
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I CICLOMOTORI PRECEDENTI AL GULP

IL MOSQUITO
La Garelli ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nella motorizzazione del nostro Paese grazie al Mosquito, un motore ausiliario che era applicabile alle normali biciclette e che permetteva per la prima volta a molti italiani di recarsi al lavoro senza più pedalare! La trasmissione era a rullo, cioè il motore non agiva su una catena per trasmettere il moto, ma un rullo premeva sulla ruota posteriore e girava in senso contrario a questa facendo muovere la bicicletta. Non era possibile restare fermi con il motore acceso perché non c’era una frizione!
Il Mosquito veniva venduto in Kit, il motore veniva fissato sotto il telaio in corrispondenza dei pedali della bicicletta e grazie ad un ridotto ingombro laterale non interferiva con il movimento di questi. Il serbatoio era orizzontale e si fissava sul portapacchi posteriore.
Altre aziende avevano creato all’epoca motori ausiliari, ma ancora oggi il Mosquito è ricordato con simpatia da chi lo utilizzava all’epoca ed è ormai un oggetto di culto per i collezionisti. Il primo Mosquito nasce nel 1946 con cilindrata di 38 cc, viene successivamente offerto con cilindrata di 48 cc.

 

Con gli anni, alcune aziende di cicli come ad esempio la Legnano, producono dei telai dedicati al montaggio del mosquito, con forcella anteriore ammortizzata e serbatoio anteriore di tipo motociclistico. Nasce poi in collaborazione con la I.M.N. di Napoli il “Paperino”, un telaio rinforzato molto simile ad un ciclomotore come lo intendiamo oggi ma sempre con motore Mosquito a rullo.

FOTO DEL PAPERINO E DI MOSQUITO SU LEGNANO

L’ARRIVO DELLA AGRATI
Nel 1961 la Garelli viene acquistata dalla Agrati di Monticello Brianza (Como), nasce così il gruppo industriale Agrati Garelli.
La Agrati collaborava già con la Garelli alla quale forniva telai per i propri ciclomotori, e la stessa Agrati produceva uno scooter, il “Capri” che era mosso da un motore Garelli raffreddato ad aria forzata. A differenza della Vespa e della Lambretta, il Capri aveva ruote a raggi anche se comunque di piccole dimensioni.

FOTO E PUBBLICITA’ DEL CAPRI

 

Per un certo periodo i ciclomotori sono marchiati “Agrati Garelli”, successivamente si abbrevia con “Garelli” anche se alcune parti come ad esempio i cerchi continuano a riportare il marchio “Agrati”.

FOTO DEL SIMBOLO AGRATI GARELLI

 

IL MODELLO M
Anche se il motore non è più un ausiliario e la trazione non è più a rullo ma a catena, la denominazione “mosquito” resta un punto fermo dei ciclomotori Garelli fino alla fine degli anni 70, ma già dagli anni ’60 viene abbreviata con “M”. Nel 1969 i tempi sono maturi per cambiare pagina e lanciare un nuovo nome commerciale per rivolgersi anche ai giovani, nasce così la parola Gulp che però continua ad essere identificato ufficialmente come modello “M”.

FOTO DEL SERBATOIO CON SCRITTO MOSQUITO

Il modello M è il ciclomotore che precede il Gulp. La linea è la classica dei modelli degli anni ’60, il telaio è in acciaio, è disponibile sia automatico che con il cambio a tre velocità, ha un carburatore Dell’Orto tipo T4-10 S 1 non ancora dotato di starter ma con pompetta di avviamento. Ha grandi ruote da “18 e funziona con miscela al 5%. La frizione automatica del modello monomarcia lavora in bagno d’olio ed è composta da elementi di attrito che si espandono per forza centrifuga e vanno a contatto con un tamburo che le contiene. Questa frizione richiede periodicamente la regolazione del gioco fra le masse ed il tamburo tramite delle apposite viti.

FOTO MODELLO M 1968

IL GULP

GULP 1969
Rispetto al modello “M” prodotto fino al 1968, il nuovo Gulp del 1969 adotta lo stesso motore con carter “ovale” e lo stesso faro anteriore, ma il telaio è decisamente più moderno e funzionale, con una posizione di guida più comoda grazie al manubrio più alto e largo. I cerchi sono ora da “16, la marmitta non è più lunga e cromata ma è a “pignatta” come nella Vespa, il carburatore viene spostato lateralmente al cilindro grazie ad un collettore ad “L” ed è dotato di starter a levetta.
Questo modello viene quasi subito sostituito da quello con il nuovo motore perciò ne sono stati venduti molto pochi, oggi è una vera mosca bianca! I primi modelli hanno il serbatoio posizionato sopra il parafango posteriore, ma verrà sostituito quasi subito da quello anteriore.
Il Gulp viene già offerto nelle tre versioni che lo accompagneranno per tutta la carriera e cioè il Flex (monomarcia con frizione automatica), il Matic (a due marce automatiche e frizione automatica) ed il 3M (tre marce con comando a mano e frizione manuale, dischi multipli in bagno d’olio).

La parola Gulp di derivazione fumettistica ci fa capire che l’intenzione era quella di rivolgersi ai giovani, cosa ancora più esplicita se si osservano le pubblicità dell’epoca che rappresentano dei ragazzi in sella ai loro Garelli. Nelle prime pubblicità si enfatizza inoltre il fatto che le ruote di minor diametro rispetto ai modelli precedenti si addicano di più all’uso disinvolto di un pubblico giovane. Viene anche studiato un logo stilizzato che rappresenta un ciclomotore che forma la parola Gulp, lo si può vedere ad esempio sulla copertina del manuale d’officina.

FOTO E PUBBLICITA’GULP 1969

 

GULP 1970
Dal 1970 vengono aggiornati il faro anteriore, che ora è un CEV con cicalino incorporato e griglia anteriore cromata, ed il motore che è il modello con carter più grande, in comune con altri modelli di moto della casa in cilindrate maggiori e montato anche in moto da pista e da cross.
FOTO GULP 1970

 

Rispetto al motore precedente, viene introdotta nelle versioni con frizione automatica l’elemento con tampone in gomma in luogo delle tradizionali masse d’attrito, questa modifica annulla la necessità di registrare periodicamente il gioco tra le masse e la campana. Inoltre il motore più moderno lavora con miscela al 4%.

IMMAGINE SCHEMA FRIZIONE AUTOMATICA

Successivamente, il Faro CEV resterà della stessa forma ma non incorporerà più il cicalino che viene montato indipendente sotto al faro, questo perché quello incorporato suonava troppo piano quando le luci erano accese!

PUBBLICITA’ GULP 1970

Il Gulp viene inizialmente offerto con colorazioni vivaci come il verde acido o l’arancione, colori tipicamente rappresentativi degli anni ’70 che oggi farebbero la felicità degli amanti del modernariato e dello stile di quegli anni. Telaio e parafanghi sono dello stesso colore, le bandine laterali sono color grigio chiaro in pendant con gli ammortizzatori posteriori.
Successivamente vengono offerti modelli con colori più “tranquilli” come il blu od il rosso e con i parafanghi color grigio chiaro come le bandine.
Il modello “De luxe” offriva parafanghi cromati.

FOTO GULP 1972 – PUBBLICITA’ GULP 1972


I MODELLI SUCCESSIVI

EUREKA
Verso la fine degli anni ’70 nasce l’Eureka, modello di transizione poco diffuso che ha fatto da ponte tra il Gulp ed i modelli degli anni ’80. Era del tutto simile al Gulp tranne che per la forcella posteriore e per il motore: infatti è il primo modello su cui viene montato il motore Minarelli a cilindro orizzontale in luogo del glorioso Garelli a cilindro verticale. Molti trovano sia più affidabile il Minarelli, per noi però ha più fascino il granitico e luccicante motore Garelli…..

FOTO E PUBBLICITA’ EUREKA

Nei primi anni ’80, ci sono il Vip ed il Noi che si differenziano tra loro principalmente per i motori Minarelli e Garelli, infatti quest’ultimo propulsore viene ancora utilizzato nell’epoca post-Gulp con i carter laterali neri ed alcune migliorie meccaniche, prima di lasciare posto del tutto al motore a cilindro orizzontale.
Il Vip ed il noi sono ciclomotori che riscuotono un buon successo di vendite e sono anch’essi apprezzati per la robustezza e l’economia di esercizio.
FOTO E PUBBLICITA’ VIP E NOI


Gli anni ’90 sono gli anni del declino della società, del Garelli Basic che funziona bene e fa onestamente il proprio lavoro, del Gary Uno, ma la popolarità ed il successo dei vecchi modelli sono ormai andati.

Auguriamo alla Garelli che ha ripreso da poco l’attività di riportare in auge questo marchio glorioso in un segmento di cui ha fatto la storia, se poi prodotti saranno di qualità, avranno in più il fascino di portare il testimone lasciato sulle strade d’Italia dai vecchi modelli.

 

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